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Apre a Verona la prima Forward Farm italiana

Se fosse un film sarebbe Ritorno al Futuro, quando l'agricoltura si dota di mezzi tecnologici di primo livello, per garantire una migliore qualità del prodotto e, altresì, sostenibilità ambientale perché, come dice il padrone di casa, Giovanni Capurso: «Il vino va bene, ma è la vite la cosa importante e la sua sopravvivenza è il mio primo obiettivo».

Siamo a pochi chilometri da Verona, presso l'azienda Moranda della famiglia di Giovanni Capurso, che produce Valpolicella di origine controllata e Amarone: «Dio ci ha regalato questi vitigni, che crescono solo qui e sono impossibili da replicare. Ed è nostra attenzione prendercene cura» dice Giovanni. Diciotto gli ettari totali, quindici dedicati a vitigni. Gironzolando per i filari, l'attenzione ricade sulle centraline per i rilievi metereologici, sui sensori di terreno, sulle trappole per insetti con tanto di fotocamera. Il tutto mentre un drone sorvola le nostre teste con un ronzio che, quasi, sembra quello delle api che abitano le arnie al fianco dei vitigni.

LA FORWARD FARM – Casa Capurso è la prima Forward Farm d'Italia. Il progetto, nato due anni fa con la collaborazione di Bayer, punta a creare una rete di dati che aiutano e completano il lavoro tradizionale dell'agricoltore nell'ottica dell'ottimizzazione del lavoro e delle risorse, con l'obiettivo di preservare la qualità della produzione salvaguardando l'ambiente, per uno sviluppo qualitativo e sostenibile. «Sono tre i pilastri della Forward Farm – dice Bernd Naaf, del comitato direttivo di Bayer – l'integrated crop management, stewardship e collaborative cooperation partnership». La fattoria del futuro – che è già qui e lotta insieme a noi – prevede un controllo completo dal seme al raccolto, con l'inserimento dei mezzi tecnici, integrati, per dimostrare come la gestione delle colture sia fatta in modo responsabile e professionale. Qui entra in gioco la stewardship, l'assistenza, per promuovere attività adeguate per raggiungere l'efficacia della produzione e minimizzare i rischi, salvaguardando salute operatori, l'ambiente circostante e gli animali. In ultimo, la collaborative cooperation partnership, mira ad aprire l'azienda agricola ad aziende ed enti di ricerca per realizzare buone pratiche per l'agricoltura sostenibile.

LA FORWARD FARM ALL'AZIENDA MORANDA – La scelta dell'azienda agricola Capurso non è stata casuale: la scelta è ricaduta su una coltura importante e per la quale l'attenzione sulla coltivazione è primaria, forse anche più di altre colture. Il vitigno, inoltre, si presta bene a una serie di monitoraggi e controlli anche per le modalità di coltivazione. Insieme a un team che ha lavorato con il proprietario dell'azienda, in campagna e in sede, sono state evidenziate le aree in cui lo stesso proprietario sentiva di poter fare meglio. L'obiettivo del programma di forward farming non è quello di sostituirsi all'agricoltore, ma di accompagnarlo nelle scelte attraverso dati e previsionali. Entrano in gioco alcuni aspetti determinanti grazie all'uso delle tecnologie: per avere dei segnali quando è il momento giusto per l' irrigazione; c'è una parte che riguarda l'uso di altre tecnologie per l'agricoltura di precisione con modelli previsionali; c'è un lavoro sulla parte della sicurezza, non solo per gli operatori ma anche per la gestione delle acque, con una corretta distribuzione delle acque reflue. Insieme a un'associazione per la cura della biosostenibilità, un gruppo volontari entomologi, sono state fatte una serie di misurazioni per controllare se l'ecosistema fosse salubre. Si può trasmettere, a chi viene in visita, che non ci sono solo attrezzature, ma anche indicazioni di un percorso che va verso una produzione sostenibile e dimostrabile.

CHE COSA C'E' NELLA FORWARD FARM – L'obiettivo di Giovanni Capurso era quello di ottimizzare la produzione mantenendo alti gli standard qualitativi per un prodotto, l'amarone e il valpolicella, di pregio, riconoscibile e pienamente identificabile col territorio grazie anche ai marchi di garanzia. Si parte dall'inizio, dalla pianta, difendendola dalle contaminazioni parassitarie e da insetti che potrebbero rovinarla. Attraverso un sistema di monitoraggio, munito di centralina, si enucleano dati strumentali al controllo e alla “manutenzione” del vitigno. Il sistema contempla anche dati meteorologichi, elaborando dei previsionali che possono essere utili per valutare rischi e opportunità da qui a più giorni. Per esempio, alcuni parassiti proliferano con l'umidità: calcolandone il grado nel terreno e nell'ambiente è possibile impedirne l'attecchimento. Grazie a una “trappola per insetti” a feromoni, si impedisce a moscerini, come la drosofilla, o ad altri parassiti di intaccare la pianta. Una telecamera interna alla trappola permette di valutare la portata della stessa e il suo funzionamento. Attraverso dei sensori radio, sparsi per il terreno, si sommano i dati che vengono “puliti” da tecnici e consegnati all'agricoltore affinché determini se è il caso di trattare, come farlo, quanto irrigare e come farlo, risparmiando acqua e limitando l'uso di fitofarmaci, a volte quasi minimizzandolo. Anche la preparazione, eventuale, della diffusione dell'agrofarmaco è oggetto di innovazione, grazie a determinate pompe e valvole che limitano il consumo di acqua, che diluiscono per bene il farmaco e che lo immettono con sicurezza nel tank evitando il rischio di perdite che, nel caso avvengano, vengono raccolte in una sistema di grate – posizionate in un'area di sicurezza – che portano le acque reflue in delle vasche trattate, per evitare che le acque “contaminate” col farmaco vadano nell'ambiente. Attraverso un sistema naturale si riesce a far “evaporare” le acque reflue in tutta sicurezza. Sicurezza testimoniata dall'impatto ambientale del sistema: attraverso degli strumenti di rilevamento, come l'allevamento di api – dai Capurso sono presenti ben due arnie – e con le “casette per insetti”, valutando la popolazione entomologica e il suo comportamento, si intuisce se va tutto bene e se vi è qualche impatto verso l'ambiente che circonda il vitigno. «Possiamo dire quello che vogliamo sulla cura della vite, ma se il terreno non è sano – dice Giovanni Capurso – e l'ambiente non è sano, anche la vite ne risente».

 

BAYER E LA FORWARD FARM - «È essenziale per noi avvicinare un pubblico che, spesso, ne sa poco alla realtà degli agricoltori – ha detto Bernd Naaf - Questo vale anche ai politici che devono decidere sulla regolamentazione per l'ambiente in Parlamento Europeo. Nel dialogo con i parlamentari e la Commissione Europea è importante far capire cosa c'è dietro la prduzione dei nostri prodotti per evitare che ci siano decisioni prese sotto la spinta emotiva». Per questo motivo Bayer ha inaugurato una Forward Farm in collaborazione con un agricoltore di Bruxelles, proprio per mostrare direttamente agli eurodecisori come si lavora in una fattoria innovativa. A oggi le Forward Farm sono presenti in Belgio, Germania, Olanda, Francia e Italia. Nel 2018 apriranno in Brasile, Stati Uniti, Polonia e Costa Rica, mentre, per il 2020: «Vorremmo aprire una Forward Farm in tutti i maggiori Paesi del Mondo» conclude Naaf.  

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