intervista

AgroYoutuber: il nuovo narratore dell’agricoltura sul web

 

Chi è e cosa fa l’agroYoutuber? Probabilmente per le nuove generazioni questa domanda risulta scontata, ma vale la pena dare un volto e la parola a chi produce contenuti creativi originali per la piattaforma di YouTube che, dal 2005 a oggi, ha rivoluzionato la fruizione dei video sul web, con un miliardo di persone che tutti i giorni si collegano da tutto il mondo. Nascono così nuove figure professionali come gli YouTuber, che pubblicano video con costanza settimanale, con buone performance di traffico e un numero significativo di iscritti al proprio canale. Anche l’agricoltura fa capolino in questa nuova realtà. Nicolò Barbano, studente di Scienze e Tecnologie Agrarie all’Università di Torino, è un agroYoutuber fondatore del canale Agromoderni, uno dei più seguiti in rete.

 

Cosa ti ha portato a intraprendere questa particolare attività di agroYoutuber?

Sono sempre stato un grande appassionato di agricoltura, fin da piccolo andavo in giro per le strade di campagna per carpire informazioni, cercando di imparare la logica che c’è dietro alla gestione di un’azienda agricola. Fondamentale l’incontro con il simulatore agricolo (videogioco per i non addetti ai lavori) che mi ha permesso di entrare nella comunità italiana degli appassionati ed in un certo senso crearmi una piccola fama. Il salto dal giocare al registrare e commentare i video è stato rapido e allora mi sono chiesto: perché non trovare un modo semplice e diretto per condividere queste informazioni con il pubblico più giovane?

 

Come si svolge nel concreto il tuo lavoro su Agromoderni?

Il lavoro dell’agroYoutuber è come una corsa di resistenza: conta la costanza e la capacità di reagire agli input del pubblico e delle tendenze. Cerco di miscelare l’aspetto ludico con la divulgazione tecnica e quindi da un lato devo creare un prodotto di base che rispecchi le aspettative dei miei iscritti, dall’altro devo mantenermi aggiornato per non diffondere informazioni sbagliate e puntare su tematiche interessanti. Il mantenimento di un canale Youtube richiede molta costanza: attualmente pubblico più di due video alla settimana, che richiedono almeno cinque ore di lavorazione l’uno. Il lavoro di un agroYouTuber consiste in 3 principali fasi: c’è una fase di progettazione del contenuto, una fase di realizzazione in cui vengono registrate e montate le clip ed infine la fase del caricamento del contenuto su YouTube, promozione sui social e gestione della community. Questo è forse uno degli aspetti più importanti nel mio caso per Agromoderni: i contenuti che propongo sono tarati in base alle richieste del pubblico e ai loro commenti.

 

Per te questa è una vera professione su Agromoderni o resta un hobby?

Se dovessi guardare il monte ore lavorativo, l’impegno e l’interesse sarei tentato di rispondere che è una professione. La realtà è che sono ancora uno studente universitario e che le entrate monetarie al momento non permettono assolutamente di viverci. C’è chi è già riuscito a farlo diventare un lavoro in altri ambiti, ma nel caso dell’agricoltura non c’è ancora abbastanza pubblico su internet per fare il grande salto. Per me questi anni di lavoro sono un continuo seminare, spero di poter iniziare a raccogliere i frutti fra qualche anno.

 

Che tipo di interazione c’è con il pubblico oggi?

Le mie statistiche rivelano che la maggior parte del pubblico è minorenne o mio coetaneo e questo mi differenzia molto da altri “colleghi”: il pubblico più giovane è molto più fidelizzato, partecipa attivamente ed ha molta più energia innovativa rispetto a chi utilizza la piattaforma sporadicamente alla ricerca di video-passatempo. La mia attività su Agromoderni è pressoché completamente dipendente dal pubblico, che è in grado di darmi un feedback istantaneo sui contenuti. L’esperienza a Fieragricola 2018 ad esempio mi ha permesso di incontrare decine di iscritti, alcuni dei quali hanno deciso di viaggiare solo per incontrarmi.

 

Che tipo di rapporto c’è con le aziende?

Fino a poco tempo fa questo era un tasto dolente: in generale la credibilità di chi fa “cose” su internet è bassa, ancora di più nel caso del settore agricolo. In passato ho avuto rapporti con alcune aziende del settore, che si sono però solamente limitate a rendersi disponibili passivamente per i miei progetti. Da qualche mese invece la figura dell’agroYouTuber ha iniziato ad affermarsi sul lato del marketing, anche grazie ad un enorme dato di fatto: la portata e l’esperienza sulle piattaforme social che possiamo vantare è distante anni luce dalla capacità di fuoco della maggior parte delle aziende dell’indotto agricolo. Spesso vengono ingaggiati professionisti che fanno comunicazione tecnicamente ottima, ma molto poco capace di far presa in un settore di appassionati come quello agricolo. Oggettivamente lo sviluppo della figura dell’agroYouTuber sarà sempre più dipendente dalle aziende, le uniche capaci di sostenerci dal punto di vista economico e della credibilità.

 

 Secondo te qual è il futuro per l’attività di AgroYoutuber?

Il nome ci rilega alla piattaforma Youtube, che sarà sempre il canale di fruizione maggiore dei contenuti. Quello che però può cambiare è lo spettro di pubblico a cui potremo offrire i contenuti: già oggi alcuni video vengono utilizzati per fare formazione ai professionisti, per illustrare concetti a scuola, per presentazioni più coinvolgenti. Il fatto che i video stiano rivoluzionando il modo di comunicare è sulla bocca di tutti e finalmente sta toccando anche l’agricoltura.

 

Sostenibilità e innovazione quanto contano secondo te nell’agricoltura di oggi e di domani?

L’agricoltura è forse l’unico settore capace di un’influenza così grande sull’ambiente: è un diritto ed un dovere degli agricoltori riuscire a conservare e gestire il meraviglioso patrimonio che abbiamo la fortuna di godere in Italia. La priorità numero uno rimane il reddito degli imprenditori, ma con il passare del tempo le nuove tecniche agronomiche stanno diventando alla portata di tutti, anzi stanno iniziando a “bastonare” chi non le mette in pratica. L’innovazione è la chiave per riuscire a coniugare redditività, sostenibilità e tutela delle tradizioni in agricoltura.

 

Quali riforme ti aspetti o vorresti dal nuovo Governo in campo agricolo?

Nonostante le opinioni comuni dei professionisti del mondo agricolo, ho apprezzato molto gli sforzi fatti negli ultimi anni per la valorizzazione dei prodotti agricoli italiani.

Siamo in un mercato globalizzato e le politiche protezionistiche non sono più accettabili, possiamo però vantare una qualità dei prodotti invidiata in tutto il mondo. Da questo lato mi aspetto che il Governo possa cercare di continuare il suo percorso di sensibilizzazione dei consumatori, privilegiando le filiere corte, la tracciabilità e la redditività degli imprenditori. Altro punto sicuramente fondamentale è l’utilizzo dei fondi europei non per premiare le mosche bianche, ma per cercare di far progredire chi ha deciso di proseguire con l’agricoltura convenzionale.

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