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#Agricultura: I mille significati della mela nell'arte

La mela è un simbolo ambivalente: quando viene consegnata dalla Vergine al Bambino, rimanda al tema del peccato originale del quale il Figlio si farà redentore, rappresentato in molteplici opere sacre. Per quanto riguarda la scultura, si può menzionare la Madonna degli annegati, di Adamo d’Arogno (Duomo di Trento), che regge una mela nella mano destra. Il quadro deve la sua denominazione alla consuetudine, in voga al tempo, di esporre ai suoi piedi gli annegati nell’Adige per il riconoscimento.

Troviamo poi la mela come simbolo di salute, abbondanza e bellezza del creato nei festoni che decorano le pale d’altare, i pulpiti e i fonti battesimali della Val di Non e della Val di Sole, nelle ghirlande affrescate nei palazzi, scolpite sui mobili, dipinte su ceramiche e porcellane, sbalzate sui piatti di rame e sugli stampi per dolci. Il tema mitologico e simbolico continua a ritrovarsi nelle opere di soggetto non religioso: Paolina Bonaparte come Venere Vincitrice, famosa scultura neoclassica di Canova, è rappresentata con una mela in mano, simbolo legato all’amore, alla seduzione e alla fecondità. E ancora, il quadro di Raffaello Ritratto di giovane con pomo, che ritrae il giovane duca Francesco Maria della Rovere. La ricchezza delle vesti bordate di pelliccia riconduce a un personaggio di alto lignaggio, la posizione di erede, non ancora investito del potere, ha riscontro nel particolare delle mani prive di anelli e nella presenza del pomo che potrebbe richiamare il globo del potere a cui è destinato il giovane. Doveroso è citare Arcimboldo e i suoi ritratti: nell’Autunno, mentre una pera succosa forma il naso bitorzoluto del personaggio rude e grossolano, la guancia rigonfia è una mela matura e il mento un melograno.

Era la mela il frutto prediletto di Cézanne, soggetto di tante nature morte, al punto da dire: “Voglio stupire Parigi con una mela”. La sensazione di Cézanne, al di là degli impressionisti, non sta nel gioco libero della luce e del colore (impressioni), ma, al contrario, nel corpo, anche di una mela. Ciò che viene dipinto sulla tela è il corpo (la mela) non in quanto rappresentante un oggetto, bensì quella particolare sensazione che Lawrence, a proposito di Cézanne, definiva “l’essere melesco di una mela”. Il tema è stato ripreso da altri impressionisti e postimpressionisti come Sisley, Renoir, Gauguin, fino all’art nouveau di Gustav Klimt. René Magritte, rappresentante del surrealismo, ha più volte utilizzato una mela nei suoi dipinti: nel quadro che raffigura l’uomo con la bombetta e il vestito scuro, a mezzo busto (Il figlio dell’uomo, 1964), l’uomo ha il volto coperto da una mela verde che funge da maschera. L’effetto è quello di un ritratto inconsueto in cui il centro della scena, che dovrebbe essere dominato dal volto del personaggio, è occupato da un oggetto, la mela appunto, che ha l’effetto di cancellare la sua reale identità. La sovrapposizione crea un effetto di smarrimento: non facciamo nemmeno caso al fatto che il busto dell’uomo copre una porzione di cielo, ma una mela che ne copre il volto salta subito all’occhio e ci colpisce.

È come se l’uomo fosse invisibile, poiché di lui ci è dato di conoscere soltanto l’apparenza del suo corpo, mentre non riusciremo mai a scorgere il suo volto. È la mela il costante elemento identificativo e l’icona simbolica della produzione artistica del pittore contemporaneo Vanni Viviani. Le mele di Viviani sono un ricettacolo di sensualità, di fertilità e di eleganti sinuosità che si intrecciano a disegnare figure nuove.

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