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#Agricultura: gli agrumi sul grande schermo

La California è un bel posto per vivere… se sei un’arancia.” Una delle battute più famose del celebre comico americano Fred Allen indica non solo la divertente ironia con cui gli artisti della East Coast prendevano bonariamente in giro i colleghi di Hollywood e dintorni, ma anche la vera e propria “magnifica ossessione” che il cinema statunitense e non solo dimostrano, da sempre, nei confronti degli agrumi. Pochissima altra frutta, infatti, ha avuto l’onore di essere citata così tanto spesso nei titoli dei film: Orange County ha visto addirittura un’intera serie di grande successo a lei dedicata con il titolo di O.C. che cattura l’immaginario degli adolescenti (e non solo) di tutto il mondo.

Prima ancora, però, già nei tempi del cinema muto, le arance compaiono nei titoli di alcuni film che all’epoca riscossero grande attenzione al di là dell’Atlantico, ma anche qui a casa nostra. Nel 1917, infatti, Luigi Serventi con la supervisione di Lucio D’Ambra dirige il lungometraggio Le mogli e le arance. Sei anni dopo, negli USA, esce Oranges and Lemons che coinvolge due delle più grandi Star del cinema di tutti i tempi ovvero Stan Laurel & Oliver Hardy conosciuti da noi con l’affettuoso nomignolo di Stanlio & Ollio. Un anno dopo, nel 1924, il grande regista King Vidor, autore in seguito di Duello al sole e Guerra e pace firma Wild Oranges tradotto in italiano con Arance selvatiche. Il film dal titolo più emblematico legato agli agrumi e, ancora una volta, alle arance è, però, stato realizzato da un regista americano trasferitosi sin dagli inizi della sua carriera in Gran Bretagna. Nel 1971 Stanley Kubrick portò sullo schermo uno dei suoi titoli più famosi, Arancia meccanica, un grande classico della storia del cinema a lungo bandito nel Regno Unito per la violenza ritratta nel film che prendeva spunto da quanto stava accadendo in Europa alla fine degli anni ’60. Fortunatamente l’avventura cinematografica degli agrumi non è stata sempre così drammatica: Oranges Are not the Only Fruit (Non ci sono solo le arance) diretto dalla futura regista di Bridget Jones, Beeban Kidron, è tratto dal romanzo omonimo di Jeanette Winterson e racconta l’educazione sentimentale di Jess (Charlotte Coleman), figlia adottiva di una fanatica cattolica (Geraldine McEwan), che vive rigidamente secondo i precetti biblici. Arance amare di Michel Such è ambientato ad Algeri, nel maggio del 1945, dove si festeggia la fine della guerra e la sconfitta della Germania. Paco e Alice, lui spagnolo, lei italiana, sono sposati, gestiscono una panetteria e hanno un ulteriore motivo per festeggiare: è nato il loro secondogenito. Interpretato da Sabrina Ferilli e Bruno Todeschini, il film è una riflessione sull’Algeria in cui si leggono i primi drammatici segni del conflitto che esploderà di lì a poco. Lo stesso tipo di emozioni che si respirano ne Il giardino di limoni dell’israeliano Eran Riklis, interpretato dalla straordinaria attrice palestinese Hiam Abbas che porta sullo schermo l’iconica figura di Salma Zidane che vive in Cisgiordania, ha 45 anni ed è rimasta sola da quando suo marito è morto e i suoi figli se ne sono andati. Certamente meno impegnativo, ma non per questo non altrettanto riuscito, un celebre titolo della commedia sexy all’italiana per la regia di Luciano Salce.

L’Anatra all’arancia nel 1975 raccontava, grazie al talento di Ugo Tognazzi, Monica Vitti e Barbara Bouchet di una coppia in crisi che trascorre un ultimo fine settimana insieme nella loro villa al mare. Amori e passioni sono anche al centro di due film interpretati da grandi attori inglesi. Jim, figlio del più famoso papà regista Ken Loach, dirige Emily Watson in Oranges and Sunshine. Ispirato a uno degli scandali più recenti della storia del Regno Unito, il film narra la storia di Margaret Humphrey, assistente sociale di Nottingham, che ha saputo svelare un segreto nascosto per anni dal governo britannico: 130.000 bambini inglesi indigenti inviati all’estero, nei paesi del Commonwealth e principalmente in Australia, alla fine degli anni ’50. L’ex Dottor House, Hugh Laurie è, invece, il protagonista del decisamente più leggero The Oranges, in cui l’amicizia tra due famiglie è messa a dura prova quando una delle figlie ritorna a casa e intreccia una relazione proprio con il più grande amico dei suoi genitori. Il film più significativo sul potere “magico” degli agrumi è un piccolo grande cortometraggio diretto dalla talentuosa australiana Anna McGrath intitolato The Peel of Mandarin ovvero “La buccia del mandarino”, il succoso frutto nella secca campagna australiana. Un titolo commovente che segna uno dei passaggi più recenti dell’ormai secolare legame tra cinema e agrumi, con la consapevolezza che il rapporto tra entrambi continuerà nelle storie raccontate in futuro dai cineasti di tutto il mondo che in arance, mandarini, limoni e bergamotti vedono i simboli di qualcosa di forte e irrinunciabile.

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