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Agricoltura 4.0: una trasformazione digitale irrinunciabile

Il mondo dell’automotive, già ora e per svariati motivi quali sostenibilità ambientale, efficienza ed economicità, non può fare a meno della trasformazione elettrica.

Allo stesso mondo il mondo dell’agricoltura, che nel nostro paese vale attorno al 11% del Pil, il 9% di export e attorno a oltre il 20% in termini di personale, non può fare a meno della trasformazione digitale.

 

Agricoltura 4.0: di cosa si tratta

 

L’agricoltura 4.0, così come viene ormai da tutti identificata, altro non è che l’utilizzo di svariate tecnologie atte a migliorare la sostenibilità e la resa delle coltivazioni, le condizioni di lavoro e la qualità dei prodotti.

 

A questo proposito lo stesso Presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, nel sottolineare come il 2017 sia stato un anno record per quanto riguarda l’export (oltre 40 miliardi) ha pure ricordato come la qualità italiana sia al top nel mondo. E per questo è necessario che il prossimo Governo favorisca lo sviluppo delle nuove tecnologie e delle infrastrutture adeguate.

 

Purtroppo nonostante l’evidenza di forti vantaggi, gli investimenti nel digitale sono ancora limitati. Attualmente soltanto l’1% della superficie coltivata è gestito con questi sistemi. A rilento ma in crescita continua poiché molte piccole medie imprese italiane si stanno adeguando, sostenute pure dalla spinta innovativa di circa 500  start up internazionali Smart AgriFood, nate dal 2011 e di cui 60 sono tutte italiane. E’ quanto rilevato dal Politecnico di Milano con il suo Osservatorio Smart AgriFood e dal Laboratorio Rise dell’Università di Brescia.

 

Quando si parla di trasformazione digitale nel settore si parla anche di Agricoltura di precisione, di Agricoltura non invasiva e di Agricoltura sostenibile. Nella prima si opera con i gps e con i dati infiniti offerti dai computer, nella seconda si utilizzano radiografie fatte con i laser, utili ad analizzare le superfici coltivabili e nella terza ci si concentra sulle coltivazioni che crescono in acqua (idroponiche), o in serra senza la terra ma con acqua nebulizzata e arricchita da sali minerali (aeroponiche).

 

Quali i vantaggi

 

Sempre più il settore ha bisogno di tecnologia avanzata. Basta pensare ai trattori in Italia, ora veri e propri robot, che per lavorare hanno bisogno di personal computer, di energia, di dati continui. E tutta questa informatizzazione è necessaria anche per gestire gli allevamenti, per organizzare al meglio i magazzini e per coordinare in tempo utile tutti i dati ambientali. Ovvio che la splendida immagine agreste raffigurata magnificamente dal film di Ermanno Olmi L’albero degli Zoccoli fa parte di un passato scomparso.

Ora è tempo le aziende facciano un radicale cambiamento culturale. Un cambiamento che le porti a capire l’esigenza di avere una piattaforma integrata, su cui possano confluire tutti i dati di gestione delle aree dell’impresa. Dati che possano essere valutati ed elaborati nel loro complesso a garanzia della gestione ottimale dell’impresa a 360 gradi.

 

Insomma la trasformazione digitale in agricoltura è un processo complesso, indispensabile ma soprattutto inarrestabile. Un processo che garantirà benefici ai quali nessun imprenditore potrà rinunciare, pena l’uscita dal mercato. Riduzione di costi, migliore qualità, sicura tracciabilità e sostenibilità ambientale sono solo alcune delle voci che il digitale può garantire a tutti, anche a quegli imprenditori agricoli che magari non ‘masticano’ bene il mondo informatico. 

 

Quello che allora occorre, in conclusione, è che tutti, a partire dal Governo, decidano di togliere le barriere culturali e le resistenze che ancora esistono, ma che presto ci si augura vengano spazzate via, dal sempre più forte vento del progresso. Di un’agricoltura 4.0 ha bisogno l’Italia, ne hanno bisogno gli imprenditori agricoli e i consumatori e in ultima analisi, il pianeta nella sua totalità.

 

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